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EmbolizationMarch 2, 2025INVAMED Medical Affairs

Embolizzazione dell'Endoleak di Tipo II Dopo EVAR

Embolizzazione dell'endoleak di tipo II dopo EVAR spiegata: come l'embolizzazione della sacca e gli approcci translombari affrontano la persistente pressione nella sacca aneurismatica.

La riparazione endovascolare dell'aneurisma (EVAR) ha rivoluzionato il trattamento degli aneurismi dell'aorta addominale, ma introduce una problematica di follow-up specifica: la possibilità di un endoleak, in cui il sangue continua a fluire nella sacca aneurismatica nonostante il posizionamento dell'endoprotesi (stent graft). Gli endoleak di tipo II, il tipo più comune riscontrato dopo EVAR, sono generalmente causati da un flusso retrogrado attraverso vasi collaterali come le arterie lombari o l'arteria mesenterica inferiore, e l'embolizzazione è diventata uno strumento primario per affrontarli quando il trattamento è indicato.

Cos'È un Endoleak di Tipo II, e Perché Si Verifica?

Un endoleak di tipo II si verifica quando piccoli vasi collaterali non direttamente esclusi dall'endoprotesi continuano a rifornire di sangue la sacca aneurismatica in direzione retrograda (all'indietro), aggirando di fatto l'esclusione dell'aneurisma prevista dall'endoprotesi. I vasi sorgente più comuni includono le arterie lombari e l'arteria mesenterica inferiore, entrambe in grado di mantenere connessioni collaterali con la sacca anche dopo che il flusso aortico principale è stato deviato attraverso l'endoprotesi. Questo tipo di endoleak è generalmente il tipo più frequentemente identificato all'imaging di sorveglianza post-EVAR.

Perché Alcuni Endoleak di Tipo II Richiedono Trattamento e Altri No?

Non ogni endoleak di tipo II richiede un intervento. Molti si risolvono spontaneamente nel tempo man mano che i vasi afferenti trombizzano naturalmente, e alcuni persistono senza causare crescita della sacca, nel qual caso possono essere semplicemente monitorati con una sorveglianza continuativa tramite imaging. Il trattamento viene generalmente preso in considerazione quando un endoleak di tipo II è associato a una crescita continuativa della sacca aneurismatica su imaging seriale, poiché l'ingrandimento della sacca suggerisce che la perdita stia generando una pressione sufficiente all'interno della sacca da rappresentare un rischio continuativo. Questa distinzione — perdita isolata rispetto a perdita con crescita della sacca — è un fattore chiave che un medico qualificato utilizza per decidere se l'embolizzazione sia giustificata.

Come Funziona l'Embolizzazione della Sacca?

Quando il trattamento è indicato, l'embolizzazione della sacca comporta l'accesso alla sacca aneurismatica stessa, spesso attraverso un approccio translombare (un ago fatto passare direttamente attraverso la schiena fino alla sacca, sotto guida per immagini) oppure attraverso una via transarteriosa basata su catetere che naviga attraverso i vasi collaterali per raggiungere la sacca. Una volta stabilito l'accesso alla sacca, viene rilasciato materiale embolizzante per occludere sia i vasi afferenti sia, in molte tecniche, la cavità della sacca stessa, con l'obiettivo di eliminare il flusso ematico generatore di pressione che contribuisce all'endoleak.

Cosa Comporta l'Approccio Translombare?

L'approccio translombare è una tecnica in cui un ago viene fatto avanzare direttamente attraverso la schiena, guidato da imaging TC o fluoroscopico, fino alla sacca aneurismatica, evitando la necessità di navigare attraverso l'albero arterioso tramite vasi collaterali. Questa via può essere vantaggiosa quando i vasi afferenti sono difficili da raggiungere dall'interno del sistema arterioso, offrendo un percorso più diretto per rilasciare materiale embolizzante nella sacca stessa. La scelta tra un approccio translombare e transarterioso dipende dall'anatomia individuale ed è determinata dal radiologo interventista curante.

Come Si Presenta il Follow-Up Dopo l'Embolizzazione della Sacca?

Dopo l'embolizzazione per un endoleak di tipo II, i pazienti proseguono con lo stesso programma di imaging di sorveglianza generalmente raccomandato dopo qualsiasi procedura EVAR, monitorando la stabilità dimensionale della sacca e confermando la risoluzione o la persistenza dell'endoleak. Alcuni pazienti richiedono un nuovo trattamento se l'endoleak recidiva o se la crescita della sacca prosegue nonostante l'embolizzazione iniziale, poiché i vasi collaterali possono talvolta ricanalizzarsi o nuovi vasi afferenti possono essere identificati nel tempo.

Dispositivi Embolizzanti per la Gestione dell'Endoleak

L'embolizzazione dell'endoleak di tipo II si basa su dispositivi embolizzanti in grado di ottenere un'occlusione duratura di vasi afferenti di dimensioni variabili e, in alcune tecniche, della cavità della sacca stessa. INVAMED produce il Tappo per Embolizzazione MultiBEAM, un dispositivo di occlusione autoespandibile con indicazioni riportate dal produttore che includono il trattamento dell'endoleak; ulteriori dettagli sono disponibili sulla pagina prodotto del Tappo per Embolizzazione MultiBEAM. Disponibilità e indicazioni variano da Paese a Paese; è sempre necessario fare riferimento alle Istruzioni per l'uso (IFU).


La disponibilità del dispositivo e lo stato normativo variano in base al Paese. Contatta INVAMED o il tuo distributore locale autorizzato per le informazioni normative attuali applicabili alla tua regione.

Revisionato da: INVAMED Medical Affairs

Questo contenuto è destinato alla formazione dei professionisti sanitari e non costituisce consulenza medica. Consultare sempre le linee guida cliniche e le istruzioni per l'uso del prodotto.

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