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Neurovascular InterventionsOctober 20, 2021INVAMED Medical Affairs

Accesso radiale in neurointervento: una tendenza in crescita

L'accesso radiale in neurointervento si sta diffondendo per le procedure cerebrali; questa guida tratta la scelta del sito, la tecnica e il comfort.

L'accesso radiale in neurointervento consiste nel raggiungere il circolo cerebrale entrando attraverso l'arteria radiale del polso anziché l'arteria femorale all'inguine, un cambiamento sempre più diffuso in cardiologia interventistica e ormai in espansione anche nella pratica neurointerventistica. Gli operatori considerano diversi fattori prima di scegliere un sito di accesso, tra cui l'anatomia del paziente, la complessità procedurale e la logistica del recupero. Questo articolo spiega in cosa consiste l'accesso transradiale neuro, come si confronta con il tradizionale approccio femorale e quali fattori generalmente orientano la scelta del sito di accesso.

Cos'è l'accesso transradiale e perché sta attirando attenzione?

L'accesso transradiale prevede la puntura dell'arteria radiale, tipicamente in prossimità del polso, e l'avanzamento di cateteri e guide da lì verso l'arco aortico e nel circolo cerebrale. La tecnica è stata impiegata estesamente in cardiologia per le procedure coronariche già da tempo, e la sua adozione in neurointervento è cresciuta man mano che operatori e produttori di dispositivi hanno adattato i sistemi di cateteri al percorso più lungo e indiretto dal polso al cervello. L'interesse per l'accesso radiale è generalmente attribuito alla riduzione riportata delle complicanze emorragiche nel sito di accesso rispetto alla puntura femorale, insieme alla possibilità per i pazienti di sedersi e muoversi prima dopo la procedura. Come per qualsiasi via di accesso, l'anatomia individuale e i requisiti procedurali determinano se l'accesso transradiale è appropriato, e un medico qualificato effettua questa valutazione caso per caso.

In che modo la scelta del sito di accesso influisce sul comfort del paziente?

Il comfort del paziente durante il recupero è una delle considerazioni più frequentemente citate nella scelta del sito di accesso. L'accesso femorale richiede tradizionalmente un periodo di posizione supina per consentire la chiusura del sito di puntura, condizione che alcuni pazienti trovano scomoda, in particolare dopo una procedura prolungata. L'accesso radiale, al contrario, consente generalmente una mobilizzazione più precoce poiché il sito di puntura al polso è più facile da comprimere e monitorare esternamente. La preferenza dei pazienti riportata nella letteratura cardiologica spesso favorisce l'accesso radiale per questo motivo, e considerazioni analoghe sul comfort vengono discusse sempre più spesso anche in ambito neurointerventistico man mano che più centri acquisiscono esperienza con questo approccio. Detto ciò, il comfort è solo uno dei fattori tra diversi, e non prevale su considerazioni anatomiche o procedurali che possono rendere l'accesso femorale più adatto per un determinato caso.

Quali fattori anatomici influenzano la decisione?

La scelta tra accesso radiale e femorale dipende generalmente dall'anatomia vascolare del paziente, incluso il diametro e il decorso delle arterie succlavia e anonima, la conformazione dell'arco aortico ed eventuale malattia vascolare pregressa a carico del vaso prescelto. Un'arteria succlavia marcatamente tortuosa o stretta può rendere l'accesso radiale più impegnativo dal punto di vista tecnico, poiché il catetere deve navigare una serie aggiuntiva di curve prima di raggiungere i grandi vasi. Gli operatori valutano anche l'urgenza della procedura; in alcuni casi di occlusione di grande vaso in emergenza, la familiarità e la rapidità con una particolare via di accesso possono influire sulla decisione insieme all'idoneità anatomica. In definitiva, la selezione del sito di accesso riflette una combinazione di anatomia specifica del paziente e giudizio clinico, piuttosto che una regola fissa applicata a ogni caso.

Considerazioni sui dispositivi per il neurointervento radiale

Eseguire un neurointervento con approccio radiale richiede generalmente cateteri e introduttori compatibili con la maggiore distanza di lavoro e le curve specifiche necessarie per navigare dal polso al circolo cerebrale. La compatibilità dei dispositivi con i sistemi a lunghezza radiale è un ambito in evoluzione del mercato dei dispositivi neurointerventistici, e gli ospedali che ampliano i programmi transradiali spesso rivedono i propri inventari di dispositivi più ampi, incluse famiglie di microcateteri come quelle presenti nel portafoglio di interventistica neurovascolare di INVAMED, per verificare che l'equipaggiamento sia adatto a entrambe le vie di accesso. Mantenere flessibilità tra i diversi siti di accesso consente a un'équipe dedicata all'ictus o al neurointervento di selezionare la via più appropriata per ciascun paziente, anziché essere limitata dalla sola disponibilità dei dispositivi.

L'accesso radiale riduce i tempi di recupero ospedaliero?

L'accesso radiale è comunemente associato a una mobilizzazione più precoce dopo la procedura, poiché il sito di puntura è più facile da comprimere rispetto a un sito femorale. La durata complessiva del ricovero, tuttavia, dipende da molti fattori oltre al sito di accesso, inclusa la condizione di base trattata e il recupero generale del paziente.


La disponibilità del dispositivo e lo stato normativo variano in base al Paese. Contatta INVAMED o il tuo distributore locale autorizzato per le informazioni normative attuali applicabili alla tua regione.

Revisionato da: INVAMED Medical Affairs

Questo contenuto è destinato alla formazione dei professionisti sanitari e non costituisce consulenza medica. Consultare sempre le linee guida cliniche e le istruzioni per l'uso del prodotto.

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